YOU ARE YOUR ONLY LIMIT, GO BEYOND!

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Il countdown è iniziato, le porte dell’Ex Caserma Guido Reni stanno per aprirsi, un susseguirsi di eventi e iniziative saranno i protagonisti della rivoluzione che metteremo in atto a partire dal 1°ottobre.

Noi di Outdoor siamo pronti, ma per dirvi di più su come siamo arrivati qui, come tutto questo è stato e sarà possibile vi presentiamo due tra le menti che hanno permesso tutto questo. Ecco, quindi, un’intervista ad Antonella Di Lullo, curatrice di questa settima edizione del festival, e Francesco Barbieri, nostro art director che si raccontano e raccontano questa settima edizione.

 

Vi riportiamo quello che ci hanno raccontato, iniziamo da Antonella!

 

Antonella Di Lullo

Antonella Di Lullo

Outdoor lavora ormai da sette anni per riabilitare luoghi abbandonati tramite vari strumenti: uno di questi è l’arte! Come hai progettato il concept di questo festival e su quali focus concentri solitamente la tua attenzione per riuscire a comunicare al meglio il suo significato?

A: Outdoor promuove e attua la riconversione di spazi urbani attraverso l'arte, la musica e la cultura. Sin dal 2010 ha dimostrato quanto i diversi linguaggi culturali abbiano la forza di riattivare luoghi inesplorati, periferici e, dalle ultime edizioni, in disuso. 

Per l’edizione di quest’anno sono stati coinvolti quindici artisti provenienti da ambiti artistici diversi tra loro, chiamati a confrontarsi con il tema del festival i confini e i loro superamento e interagire con gli edifici della caserma, travalicando i propri confini, andando oltre le proprie concezioni di lavoro artistico, mettendosi alla prova con supporti distanti dal loro modo di operare, cercando di oltrepassare i limiti derivanti dalle modalità con le quali normalmente definiscono il proprio gesto artistico.

Il percorso di quest’anno, quindi è stato pensato sulla base di questi presupposti, scegliendo gli spazi per ciascun artista in base alla loro ricerca; inoltre per rimarcare maggiormente il concept di questa edizione alcuni degli spazi espositivi stessi, che come nella passata edizione sono organizzati come padiglioni per nazione, vengono idealmente e fisicamente uniti abbattendo le mura e creando un percorso privo di barriere, in cui saranno presentati anche degli spazi nuovi che non erano visitabili nella scorsa edizione.

 

Quanto tempo prima dovrebbe esser pianificata la parte relativa all'allestimento e gestione dello spazio per un festival di tale portata?

A: La pianificazione di outdoor ha diverse fasi: ideazione e scelta del concept, scelta degli artisti e relativi progetti artistici e successivamente pianificazione del loro lavoro.  Nello specifico per tutte queste fasi circa un anno di lavoro, con fasi più o meno intense, fino all’apertura del festival.

 

Qual è stata la tua maggior fonte di ispirazione per la creazione del festival di quest’anno?

A: La contemporaneità. Quello che sta accadendo intorno a noi.

 

Quale “tappa”, all’interno del percorso di Outdoor 2016 è stata la più interessante da pianificare, mettere in atto e sostenere?

A: Hanno tutte la stessa importanza, diverse tra di loro ma tutte ugualmente interessanti!

 

Com’è stato interagire con i primi artisti presentati al Camp? E le reazioni dei partecipanti?

A: Il camp è stato un momento d’incontro per il pubblico e gli artisti. Questi ultimi hanno la possibilità di raccontare “in presa diretta “, durante il working progress, il loro lavoro. Per il pubblico è stata la possibilità di conoscere, scoprire il lavoro artistico in tutte le sue fasi e la reazione è stata di forte interesse e grande partecipazione.

 

Quali ti aspetti possano essere le reazioni del pubblico durante la fruizione dell’evento?

A: Stupore, sorpresa, interesse, sviluppo di un pensiero critico, dialogo. 

Ringraziamo Antonella per le esaurienti risposte e passiamo a Francesco, direttore creativo del festival:

Francesco Barbieri

Francesco Barbieri

 

Francesco, come ti sei avvicinato all’ambito della pubblicità e cosa ha fatto scattare in te la voglia di proseguire con questa disciplina e farne il tuo lavoro?

F: Fin da piccolo ho sempre avuto una passione per il disegno, che crescendo ha preso forma fino a farmi capire che la strada che volevo seguire era quella della comunicazione visiva. All’inizio del mio corso di studi in grafica pubblicitaria mi ricordo che ero attratto soprattutto da animazioni e soluzioni molto complesse dal punto di vista estetico, ne sono uscito invece innamorato della grafica razionalista e dalle soluzioni minimali che cerco di trasferire nel mio lavoro di tutti i giorni.

 

Secondo te come e in che misura la pubblicità condiziona i fruitori e, in particolare, questa del festival come può influire sul pubblico?

F: L’influenza sul pubblico può essere significativa, la grafica ha il potere di suggestionare l’osservatore e di accompagnarlo nella fruizione dei contenuti, in questo senso mi piace pensare che possa acquisire anche una valenza educativa. L’utilizzo di un carattere tipografico, lo studio delle forme e la progettazione nel suo insieme si devono poter intuire dal layout finale ed essere possibilmente fonte di ispirazione. Il mio ruolo richiede di tenere sempre bene a mente chi sia il committente e il fruitore finale in qualsiasi circostanza. Questo molto spesso implica il tenere a freno la propria vena creativa più intima in funzione del raggiungimento del target di riferimento.

 

Come nasce un’idea e, volendo fare un breve excursus, come sono nate finora quelle per il festival di quest’anno?

F: Parto dal concept e dal relativo claim che sono sempre frutto di una concertazione all’interno dell’agenzia, poi segue una fase di totale libertà creativa in cui provo ad esplorare soluzioni molto differenti per poi andare a restringere il campo ascoltando le opinioni dei miei colleghi e amici. Tendo ad essere sempre ipercritico rispetto alle mie idee.

 

È confermato che il colore influenzi l’utenza e predisponga il pubblico all’azione. Ti va di spiegarci un po’ questo concetto, ovvero quanto è fondamentale utilizzare il colore in maniera strategica e come hai scelto quelli utilizzati per Outdoor 2016?

F: Ho sempre avuto un approccio minimale soprattutto nella scelta dei colori, probabilmente perché sono molto affascinato dalle “sfumature” che si possono ottenere dalla combinazione di pieni e vuoti. Al tempo stesso credo sia giusto provare a superare i propri limiti e cercare di proporre sempre qualcosa di nuovo al pubblico del Festival. Il visual di quest’anno (beyond) è una sorta di illusione ottica, quindi sempre figlia di un gioco di interpretazione delle forme e dello spazio che le ospita, ma decisamente colorata.

 

Qual è la prima cosa tra tutte che fai prima di iniziare un qualsiasi tipo di progetto?

F: Un’analisi dal punto di vista concettuale e successivamente una ricerca iconografica.

 

Riesci sempre a declinare quello che hai mente fin dall’inizio, oppure preferisci rivalutare, modificare e, a volte, cambiare rotta anche all’ultimo pur di riuscire a soddisfare le aspettative del pubblico?

F: È senz’altro un lavoro che richiede una grande flessibilità, il risultato finale spesso assomiglia vagamente al punto di partenza. L’obiettivo è di comunicare in modo chiaro quindi sono i contenuti stessi che progressivamente indicano la direzione che deve prendere una creatività.

 

Si potrebbe affermare che il mestiere dell’art director può essere praticato in qualunque parte del mondo, perché parla sfruttando il linguaggio universale delle immagini. C’è un luogo dove, più di tutti gli altri, ti piacerebbe vivere?

F: Assolutamente si, tenendo sempre a mente che ogni cultura è il frutto di secoli di sviluppo ed utilizza dei codici ed una semiotica specifica. Se dovessi trasferirmi andrei senz’altro sull’oceano, magari il Portogallo.

 

E per finire, un paio di domande più in generale: come nasce, secondo te, un’idea?

F: Spesso per errore e molto più spesso senza andarla a cercare.

 

Quale potrebbe essere la tua definizione personale di creatività?

 F: Less is more.

 

Ringraziamo ancora Antonella Di Lullo e Francesco Barbieri per il tempo dedicatoci e per aver messo la loro creatività a disposizione del festival!

CRAIG COSTELLO

CRAIG COSTELLO

SEBAS VELASCO E XABIER ANUNZIBAI

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