RUB KANDY

RUB KANDY

“L’Heritage l’ho inteso in maniera formale: cosa ci lasciava la città? Cosa nella zona del Mattatoio era stato consumato in tre giorni? Proprio partendo da questi materiali ho ideato l’opera da inserire nel mio spazio all’interno della mostra. Ho infatti deciso di dare forma a quello che era una tre giorni di consumi in questo quartiere.”

 

Così Rub Kandy, tra i sedici artisti intervenuti nel percorso artistico, racconta la sua opera. Almost Ready è il suo intervento nel percorso espositivo di Heritage?, la sua personale interpretazione di Patrimonio. E, se dentro Total Recall ha realizzato una piccola città fatta di cemento, dentro Disobedience rende protagonista la betoniera che ne ha permesso la realizzazione.

“Ho provato a mettere su, insieme ad alcuni amici che mi hanno aiutato - citiamo Andrea Zoa, Sibomana, Carmelo Battaglia e altri vari ed eventuali intervenuti a sorpresa - una piccola fabbrica. Prima abbiamo recuperato dei materiali a basso costo trovati nel quartiere - in particolare packaging di polistirolo - poi li abbiamo trattati, riempiendo i vuoti con del cemento. Li abbiamo fatti essiccare e poi abbiamo svelato le forme nascoste all’interno di questi. Infine li abbiamo disposti secondo una griglia che, neanche troppo vagamente, richiama una città.

Li abbiamo messi ad essiccare e questa operazione sarà in corso per tutto il periodo in cui sarà presente la mostra - visto che il cemento ha bisogno di circa 30/40 giorni per essiccarsi. Durante il festival infatti si asciugheranno i pezzi. Da qui il nome delll’opera Almost Ready (Quasi pronto), che è un po’ un gioco di parole e un richiamo al Ready Made.

Infatti se da una parte le forme erano già nascoste all’interno dei materiali, contemporaneamente il processo di realizzazione dell’opera è stato “aiutato”.

La seconda opera, invece, è nata un po’ per gioco. In fondo, la caratteristica di Rub Kandy  è quella di non avere mai troppi pregiudizi su quella che sarà l’opera finale. Quindi, mentre stavamo allestendo la prima opera, abbiamo guardato l’impastatrice che lavorava il cemento e ci siamo un po’ incantati. Alla fine ha fatto tutto lei nella precedente installazione, quindi abbiamo messo l’oggetto, l’utensile creatore, in mostra dandole un ruolo.

Dovendo, poi, rendere visibile il movimento di questa impastatrice, anziché riempirla di cemento abbiamo giocato cambiando il materiale: abbiamo sostituito il cemento con un qualcosa di atipico, come le caramelle.

La caramella è poi un elemento emotivo e un po’ pop che ci ha messo in armonia con il resto della mostra!”

KID ACNE

KID ACNE

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