LO IED RACCONTA IL SUO TEMPLE OF SOUND

LO IED RACCONTA IL SUO TEMPLE OF SOUND

Qual è stato il dj set di questa edizione che non dimenticherete? E il più bel ricordo che conserverete delle serate di Heritage? Cosa avreste chiesto ai dj che hanno partecipato, se aveste avuto la possibilità di incontrarli?

Queste, e altre domande, le abbiamo rivolte ad alcuni ragazzi dello IED di Roma. Loro che, per questa ottava edizione, ci hanno accompagnati nel racconto delle serate musicali del festival.

Appassionati di musica, come i tanti che ci sono venuti a trovare in questi sabato sera, Samuele e Pietro ci raccontano la loro esperienza nel backstage musicale del festival.

Ciao ragazzi, ci raccontereste in che modo avete portato avanti lo storytelling delle serate di outdoor?

Samuele: Outdoor in realtà non ha bisogno di molto aiuto per raccontarsi!

Ci è sembrato comunque giusto dare il nostro contributo aiutando le persone nella fruizione dei contenuti delle opere, ad esempio, o nell’attraversamento dei percorsi della mostra. Abbiamo, per esempio, individuato alcuni hashtag appropriati con l’intento di raccogliere su Instagram tutti quelli che sono stati i momenti importanti del festival.

Pietro: Io ho cercato di portare avanti lo storytelling degli eventi outdoor da un punto di vista più interno, in particolare interfacciandomi con gli artisti chiedendogli, ad esempio, cosa fosse per loro l’Heritage…

Proprio a proposito di artisti: avete avuto modo di conoscere i Digitalism, com’è stato incontrarli e cosa vi hanno raccontato?

Pietro: Ho avuto la fortuna e la possibilità di fare due chiacchiere con loro per conto di outdoor ed è stato davvero emozionante!

Le domande che gli ho rivolto sono state essenzialmente tre: la prima, cosa fosse per loro l’Heritage; la seconda, in che modo l’Heritage avesse influenzato il loro percorso musicale e i loro lavori; infine un punto di riflessione sulle prospettive future della musica elettronica.

Per quanto riguarda la prima domanda: per loro l’Heritage si ritrova sicuramente nelle giornate spese a comperare dischi nei records shop, si ritrova nelle loro prime produzioni,  è presente in tutto il percorso che li ha portati a diventare uno dei duo di musica elettronica più famosi al mondo.

Nelle loro produzioni musicali sicuramente l’Heritage che li ha influenzati è stato quello della french house, che contraddistingue alla fine il loro modus operandi in studio di registrazione. Proprio come nella french house loro amano appunto riproporre loops adattandoli alle loro sonorità dance punk, indie rock e new rave.

L’ultima domanda che gli ho posto è stata quale fosse per loro il futuro della musica elettronica. In maniera netta, quasi con un ‘’pizzico’’ di presunzione e con il sorrisone stampato in volto, mi hanno risposto: ‘’ I just say always this, no future, we make the future.’’

Beh sinceramente dopo aver ascoltato la loro traccia Digitalism - Pogo non posso che non dargli ragione!

Il ricordo più bello che avete vissuto durante le serate del festival?

Pietro: Beh sicuramente aver intervistato i Digitalism è stata l’esperienza più importante che potessi fare come addetto ai lavori all’interno del festival ma abbiamo ancora tempo fino al 12 di Maggio, può succedere di tutto.

Quale secondo voi sarà il patrimonio musicale del domani?

Samuele: Credo che un domani chiunque avrà la possibilità di fare musica, ancor più di oggi. Sarà un mondo estremamente competitivo, come già lo è oggi, ma molto soddisfacente dal punto di vista personale, dal momento che ognuno potrà avere una chance per suonare accanto ai propri idoli.

Pietro: Questa è una domanda molto difficile! Penso che il partimonio musicale del futuro non si possa prevedere, né immaginare, saranno tutti quei dischi che lasceranno davvero un segno serio nella storia della musica. Quindi credo sia tutto nella lungimiranza dei nuovi artisti ma soprattuto nella genialità dei pochi.

 

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